

Tutte le applicazioni mediche presenti in Camepsi rispondono al criterio di "integrazione", nel senso di una considerazione globale dell'individuo nella sua complessità spirito-mente-corpo.
Molti anni fa, presso l'Ospedale ove lavoravo, un collega Psichiatra e Psicoanalista pensò di attivare un Gruppo Balint con alcuni chirurghi.
Si trattava di riunioni periodiche (secondo il metodo del suo ideatore: Michel Balint) durante le quali i medici, con la supervisione di uno psicoanalista, potevano riconsiderare il loro agire nella relazione con i loro pazienti.
Scoprendo i fattori emotivo-affettivi in gioco nel rapporto terapeutico, avrebbero potuto affinare l'ascolto del paziente, e imparare a usare anche se stessi come mezzo terapeutico.
Ci si rese presto conto che più si sottolineava la relazione con il paziente-persona, più ai chirurghi sembravano aumentare le difficoltà e complicarsi il "modus operandi". L'esperimento finì quasi subito, perché fu chiaramente evidente che l'intervento chirurgico deve essere quanto più impersonale possibile.
Perché questo aneddoto?
L'inseparabilità e la simultaneità di qualsiasi espressione fisica e "psico-emotivo-affettiva", è, se vogliamo, nozione molto antica.
Nella nostra attuale consuetudine prevale sempre più la tendenza alla "superspecializzazione".
Questo ha favorito una frammentazione degli interventi diagnostici e terapeutici.
Per contro, sembrano avere sempre più presa correnti culturali cosiddette "olistiche", raggruppanti tendenze di derivazione orientale, terapie naturali, approcci "psicoterapeutici" suggestivamente emozionali e quanto di più eterogeneo si possa utilizzare.
Peraltro è di vecchia data il concetto di "medicina psicosomatica", a intendere l'interferenza di fattori psitichi su manifestazioni organiche (sembra che il termine sia stato introdotto dallo psichiatra A.Heinroth nel 1818).
Inoltre deve sempre considerarsi una corrispondenza "somato-psichica", in quanto reazione psico-affettiva alle affezioni somatiche.
Mi sembra tuttavia necessario marcare una netta distinzione tra l'idea di "malattia psico-somatica" e quella di "terapia psico-somatica", ad intendere un trattamento psichico di affezioni fisiche.
Quando una lesione è di evidenza organica, anche se determinata da una "somatizzazione", si impone un trattamento primariamente fisico, semmai accompagnato o seguito da quello psichico.
Come Centro di Terapia Integrata vogliamo certamente rappresentare un atteggiamento medico rivolto alla persona nel suo aspetto "integrale".
Ma, pur tenendo conto della simultaneità spirito-mente-corpo, siamo convinti di dover mantenere attenzione alla specificità di affezioni, disturbi e patologie, per non debordare in un "olismo indifferenziato", con il rischio di omettere interventi mirati, assolutamente essenziali.
In medio stat virtus!
