Counceling genitoriale per bambini e adolescenti

 

Bambini

Affidare un bambino a un terapeuta è un affare molto delicato, anche se esistono numerose scuole di psicoterapia e psicoanalisi per bambini.Il fatto è che con facilità nella visione infantile il o la terapeuta tende a sostituirsi a una figura genitoriale, con il rischio di un confronto, o addirittura di una scissione tra un’immagine idealizzata buona e un’altra cattiva.

Comunque sia, una figura in fondo non ben caratterizzata, come quella del terapeuta, come invece può esserlo quella di un insegnante o un trainer sportivo ad esempio, costituisce un intrusione nello scenario familiare di difficile gestione, soprattutto per trattamenti di lunga durata.

Restituzione

La successiva “restituzione” ai genitori comporta un lavoro “elaborativo” di un certo impegno, oltre che lungo. Oltre a ciò, se il terapeuta è vissuto proprio come colui che cura, si può nel tempo insinuare nel bambino, e in seguito nell’adulto, il dubbio di essere “sano o malato”, piuttosto che una persona che è stata aiutata solo a superare aspetti problematici. In aggiunta a tutto questo si devono poi considerare le “difficoltà” del compito educativo dei genitori, sia primarie sia secondarie alle peculiarità del bambino, sulle quali pensiamo sia corretto porre principalmente l’attenzione. Per tutto ciò vorremmo considerare con molta cautela, in modo quasi straordinario, un intervento diretto ed esclusivo sul bambino.

Con l’idea di counceling genitoriale vogliamo intendere il terapeuta come una specie di “supervisore” o “coterapeuta” dei genitori, che incontrano problemi e difficoltà nelle scelte educative, e, più ancora, nel modo di porsi e rapportarsi di fronte anche a manifestazioni sintomatiche più conclamate del figlio. L’obiettivo è nel senso di un rinforzo e di una accresciuta sicurezza operativa dei genitori stessi, sia con indicazioni educative o strategiche, sia con un’adeguata considerazione di eventuali problematicità proprie dei genitori.

(n.b.: S.Freud ha trattato un solo caso infantile, il caso del piccolo Hans, non direttamente, ma attraverso indicazioni e interpretazioni date al padre del bambino.)

Adolescenti

È sempre più difficile, purtroppo, definire il termine dell’età adolescenziale e della permanenza dei ragazzi in famiglia, e così della loro reale dipendenza. È pertanto che il counceling genitoriale trova la sua utilità per giovani anche nella maggiore età “inoltrata”. Naturalmente si tratta di una indicazione certamente meno prescrittiva rispetto al trattamento dei bambini. Il terapeuta vissuto come figura genitoriale sostitutiva è meno frequente presso i giovani; e nel caso di un trattamento diretto è anche più produttivo che il terapeuta eviti un tale accostamento, che richiama spesso l’aspetto “negativo” dell’adulto (normativo, o assente, o lontano e incapace di capire…), fungendo piuttosto da trainer più esperto.

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