Terapia dinamico-costruttivista

La Terapia dinamico-costruttivista si basa sul Costruttivismo, come scuola di pensiero, e utilizza in primo luogo la tecnica della “Ristrutturazione”. La posizione costruttivistica non si occupa, o non si illude, di scoprire la verità obiettiva o di identificare in modo inequivocabile un parametro di realtà, e formulare una comparazione e un adeguamento allo stesso. Tale approccio si basa sull’assunzione che la “realtà” è il prodotto del punto di osservazione, degli strumenti e del linguaggio utilizzati dal soggetto per guardare e comunicare tale “realtà”.

Modello

Pertanto si presenta come un modello che, costruendo le proprie strategie di intervento sulla base degli obiettivi che si pone, si interessa soltanto dell’adeguare le proprie conoscenze operative alle “realtà” incontrate, con l’intento di far divenire il più funzionale possibile la relazione con tali “realtà”. Il passaggio è dai contenuti ai processi, da un sapere relativo al “perché” a un sapere relativo al “come” fare nel rapporto con le “nostre realtà”.

In altre parole, cerca di determinare un cambiamento per cui una nuova visione di una certa realtà, o, se si vuole, del mondo, un’altra costruzione, sia solo più utile o meno dolorosa, anche se forse ancora fittizia (nei termini di von Glasersfeld si direbbe “più viabile”, e dunque più funzionale).

Scienza Medica

In ciò pone una chiara distinzione con la prassi e l’epistemologia della comune Scienza Medica, che si trova nella fortunata posizione di possedere un’idea abbastanza chiara e oggettivamente verificabile di quello che può essere definito il normale funzionamento di un corpo umano: può basarsi, cioè, su una definizione ragionevolmente affidabile degli eventi e dei processi di quella che Watzlawick definisce “Realtà di I° ordine”. Nel regno della psicoterapia, al contrario, ci troviamo in un universo di semplici supposizioni, convinzioni e credenze, che sono parte della nostra “Realtà di II° ordine”, e, quindi, sono costruzioni della nostra mente.

Caponeri e Watzlawick
Caponeri e Watzlawick

Per continuare a citare Watzlawick: “I processi attraverso i quali costruiamo le nostre realtà personali, sociali, scientifiche e ideologiche, e arriviamo poi a considerarle -oggettivamente reali-, costituiscono il campo di quella moderna disciplina epistemologica chiamata costruttivismo radicale.”

Riassumendo, il modello costruttivista, sul piano teorico, si richiama agli insegnamenti provenienti dalla teorizzazione sistemica, con la sua traduzione delle teorie dei sistemi e cibernetiche in termini di psicologia applicata allo studio dell’interazione umana, spostando così l’attenzione dall’intrapsichico al relazionale. Sul piano operativo, oltre a tecniche inerenti la comunicazione, valorizzata su una semantica prevalentemente orientata sulla pragmatica, quali il ricalco, la ristrutturazione, l’uso del dubbio e del paradosso, del linguaggio metaforico ed evocativo, dell’aneddotica etc., vengono altresì utilizzate prescrizioni di comportamento, secondo l’idea dell’ “impara da ciò che fai”, così da causare deliberatamente quegli eventi casuali che Franz Alexander ha chiamato “esperienze emozionali correttive”, da collocare, però, al di fuori del setting terapeutico.

Disturbo

Partendo dalla convinzione che il disturbo sia determinato dalla interazione tra individui, e, soprattutto, da come ognuno di essi percepisce la realtà, prima si cerca di produrre delle modifiche effettive nel comportamento sintomatico del soggetto, dopo di che si passa alla ridefinizione a livello cognitivo, all’interno di una sintesi pragmatica tra influenza personale del terapeuta e continuo incentivo all’autonomia e crescita personale del paziente. La forma di tale intervento è breve e focale, orientata verso l’estinzione dei sintomi, da una parte, e verso la ristrutturazione della percezione che il soggetto ha di sé, degli altri e del mondo, dall’altra.

Procedure

Le procedure prevedono un accordo con il paziente sul problema da focalizzare e sugli obiettivi da raggiungere, così da consentire fin dall’inizio una valutazione di esito. Tuttavia si è convinti che se una terapia funziona, certi indicatori di cambiamento debbano apparire rapidamente, sin dalle prime battute della cura; altrimenti si deve poter pensare che la strategia terapeutica utilizzata non sia efficace, e si rende necessario cambiarla con un’altra che appaia più funzionale.

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