Autostima e dipendenza affettiva

L’autostima è correlata a un giudizio valutativo che per lo più riguarda il raggiungimento di obiettivi e successi. Ciononostante sento spesso dire: “ho fatto e realizzato tante cose, sono riuscito in tutto quello che ho intrapreso, studi, lavoro, e comunque continuo ad avere una bassa autostima e un senso di insicurezza personale”. Certamente in un caso così si deve pensare che i propri modelli ideali sono così elevati da non soddisfare mai il senso di realtà. Ma limitandoci a questo è tralasciata la componente affettiva, che rappresenta l’elemento primo e fondante: cioè l’attaccamento dipendente sicuro e corrisposto dalle figure primarie. Kohut usa una bellissima frase: il bambino che si rispecchia negli occhi che brillano della madre che lo guarda.

Rinforzo narcisistico

Questo è un vero rinforzo narcisistico che concorrerà all’acquisizione di autostima. Il fatto è che l’uso ormai generalizzato di dipendenza affettiva tout court la connota nel suo versante negativo e patologico, mentre una dipendenza affettiva “sicura”, per usare un termine delle teorie dell’attaccamento, garantisce maggiormente il senso di autostima. In una buona relazione affettiva (filiale, genitoriale, amicale, amorosa) non può non esserci una buona dipendenza dal soggetto d’affetto.

Interdipendenza?

Vogliamo chiamarla interdipendenza così da non confonderla con la co-dipendenza patologica? Quindi sposto sul relazionale quel che per l’autostima è spesso visto solo da un punto di vista cognitivo (corsi per aumentare l’autostima…) Che succede però quando le relazioni primarie sono state carenti o addirittura negative? Nel corso della vita abbiamo la possibilità di provare esperienze relazionali affettivo-emotive per così dire correttive. È necessario tuttavia essere ben consapevoli dei propri affetti e bisogni e della qualità della relazione (dipendenza) altrimenti si può cadere in quella che Freud chiama “coazione a ripetere” e addirittura peggiorare le residue capacità relazionali.

Gelosia, possesso e controllo

In un tentativo di ipercorrezione può generarsi una vicinanza serrata (gelosia, possesso, controllo) o la tendenza alla manipolazione narcisistica (per ottenere interesse) alimentando una “difesa in cinismo” fino a non saper più riconoscere nessuna bontà in nessuna relazione. In pratica si è persa la capacità di amare. Se l’acquisizione di autostima necessita di una “correzione” relazionale esperienziale altrettanto la distruttività persiste nella continua ripetizione di uno schema.

 

Qui potete approfondire un altro pezzo del dottor Massimo Aldolfo Caponeri sul tema delle dipendenze affettive: L’amore non uccide

Mentre qui un altro approfondimento del Dottore tratto da Gli Argonauti del Giugno 1985 (numero 25)

Le basi narcisistiche della personalità

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